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Civiltà micenea
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top
La mwigciviltà micenea è una civiltà di origine mwiwindoeuropeacite-ref-3-6-0[6] fiorita nella mwkaGrecia continentale durante gli ultimi secoli dell'mwkqEtà del bronzo (c. 1750–1050 a.C.)cite-ref-2-2-1[2]cite-ref-1-3-1[3]cite-ref-4-4-1[4] e contraddistinta dalla mwnwlingua micenea, la più antica varietà di lingua greca attestata.cite-ref-3-6-1[6] Nota anche con il nome di mwpaGrecia micenea, rappresenta la prima civiltà avanzata nella storia della Grecia (e dell'Europa) continentale e la più antica ad esibire una mwpqcultura distintamente greca.cite-ref-0-7-0[7]
Le zone più centrali per la civiltà micenea erano il mwqwPeloponneso (mwraMicene, mwrqPilo, mwrgTirinto, mwrwMidea), la mwsaBeozia (mwsqTebe, mwsgOrcomeno) e l'mwswAttica (mwtaAtene), ma la presenza micenea è attestata anche in mwtqTessaglia (mwtgIolco), a mwtwCreta (mwuaCnosso), nelle mwuqIsole egee (specialmente mwugRodi), nella mwuwIonia (mwvaMileto) e a mwvqCipro.cite-ref-0-7-1[7]cite-ref-8[8] L'influenza della civiltà micenea si espanse oltre questi confini, con ritrovamenti micenei attestati a nord (mwxgEpiro, mwxwMacedonia), a ovest (mwyaItalia meridionale, mwyqpenisola iberica) e a est (mwygLevante, mwywAntico Egitto, mwzaCaucaso) della loro regione.cite-ref-9[9]cite-ref-10[10]
Il nome della civiltà deriva da quello della città di mwbgMicene e fu coniato da mwbwHeinrich Schliemann nel mwca1878.cite-ref-11[11]cite-ref-12[12] È probabile che corrispondano agli mweqAchei (in greco Ἀχαιϝοί, da leggere mwegAchaiwòi), un termine ampiamente attestato nell'mwewmwfaIliade per definire gli abitanti del mwfqPeloponneso e delle isole adiacenti. Un altro etnonimo spesso associato ai Greci di mwfgOmero è "Danai", da mwfwDanao, fratello di Egitto, che regnò su mwgaArgo e fu antenato dei fondatori di Micene.cite-ref-13[13]
Contents
• Storia
• Società
• Note
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Storia degli studi
Cronologia
Cronologia relativa
La mwlgcronologia relativa dell'mwlwEgeo dell'Età del bronzo si basa su una distinzione in tre macroregioni: l'mwmaisola di Creta, la mwmqGrecia continentale e le mwmgisole Cicladi. Nella sua pubblicazione sul mwmwpalazzo di Cnosso (1921-1935) mwnaArthur Evans creò la mwnqcronologia minoica, basata sulla tripartizione in Antico Minoico (AM, ovvero il Bronzo antico), Medio Minoico (MM, ovvero il Bronzo medio) e Tardo Minoico (TM, ovvero il Bronzo recente). Queste suddivisioni erano definite in base alle sequenze ceramiche, e ciascuna era a sua volta tripartita (ad esempio AM I, AM II, AM III). Su tale modello furono poi create la mwngcronologia elladica (AE, ME, TE) per la Grecia continentale e quella cicladica (AC, MC, TE) per le isole egee.cite-ref-1-3-2[3]
La civiltà micenea ha inizio nel periodo Medio Elladico (ME) II/III, ma rientra per la maggior parte nel Tardo Elladico (TE). Il periodo TE è diviso sulla base della datazione dei reperti ceramici in I, II (a sua volta suddiviso in IIA e IIB) e III (a sua volta suddiviso in IIIA:1, IIIA:2, IIIB:1, IIIB:2, IIIC iniziale, IIIC medio e IIIC tardo).cite-ref-14[14]
| Cronologia alta ("scientifica") | Cronologia elladica | Periodizzazione micenea | Cronologia bassa ("tradizionale") |
|---|---|---|---|
| 1900–1750 a.C. | ME II | | 1900–1700 a.C. |
| 1750–1690 a.C. | ME III | Periodo Prepalaziale o Periodo delle Tombe a Fossa | 1700–1580 a.C. |
| 1690–1620 a.C. | TE I | Periodo Prepalaziale o Periodo delle Tombe a Fossa | 1580–1500 a.C. |
| 1620–1475 a.C. | TE IIA | Periodo Prepalaziale o Periodo delle Tombe a Fossa | 1500–1430 a.C. |
| 1475–1415 a.C. | TE IIB | Periodo Protopalaziale | 1430–1390 a.C. |
| 1415–1390 a.C. | TE IIIA:1 | Periodo Protopalaziale | 1390–1360 a.C. |
| 1390–1320 a.C. | TE IIIA:2 | Periodo Palaziale | 1360–1300 a.C. |
| 1320–1195 a.C. | TE IIIB | Periodo Palaziale | 1300–1195 a.C. |
| 1195–1050 a.C. | TE IIIC | Periodo Post-Palaziale | 1195–1050 a.C. |
Cronologie assolute
Essenziale per la mw8adatazione assoluta delle civiltà egee è l'mw8qeruzione minoica, la quale seppellì l'insediamento di mw8gAkrotiri negli ultimi anni del periodo TM IA/TE I. Questa datazione relativa è dedotta dalla presenza di ceramica e altre importazioni cretesi solo di fase TM IA o precedente ed è universalmente accettata ancora oggi dalla comunità scientifica. Fino agli mw8wanni Ottanta del mw9aNovecento la cronologia in uso datava la fine del TM IA al 1500 a.C., e la data concordata per l'eruzione era dunque attorno al 1510 a.C. Questa cronologia, ad oggi nota come mw9qcronologia bassa o mw9gtradizionale, era basata principalmente su sincronismi con l'mw9wantico Egitto, la cui cronologia assoluta era nota da tempo grazie all'abbondanza di fonti scritte. Ad esempio, l'inizio del TE IIB (periodo della probabile conquista micenea di Creta) era datato al regno di mw-aThutmose III in Egitto.cite-ref-2-2-3[2]cite-ref-15[15]
La cronologia bassa non era universalmente accettata: alcuni studiosi, come ad esempio Robert Merrillees a partire dagli mwaqianni Sessantacite-ref-16[16] e Barry Kemp nel 1980,cite-ref-17[17] sollevarono dubbi circa i sincronismi e proposero una cronologia alternativa, chiamata mwaqscronologia alta, basandosi esclusivamente sull'evidenza materiale. Mentre la rettifica cronologica di Merrillees per l'mwaqwEtà del bronzo cipriota venne gradualmente accettata, quella proposta dai due studiosi per la Creta minoica fu molto criticata.cite-ref-5-18-0[18]
A mettere effettivamente in crisi la cronologia bassa in favore di quella alta fu la progressiva adozione di tecniche scientifiche per la mwaridatazione assoluta dei reperti, come ad esempio il mwarmmetodo del carbonio-14 e la mwarqdendrocronologia, a partire dagli mwaruanni Settanta. Le prime datazioni al radiocarbonio, infatti, si allineavano più indietro nel tempo rispetto alla cronologia tradizionale, e si avvicinavano a quella alta. Mentre all'inizio questi risultati, frutto di tecnologie appena sviluppate e non ben rodate, furono poco considerati, nel corso degli anni Ottanta divenne evidente che varie tecniche scientifiche indipendenti fornivano risultati molto simili. A partire da due studi indipendenti di Philip Betancourt (1987) e Sturt W. Manning (1988), la cronologia alta (o mwaryscientifica) rivista sulla base delle nuove scoperte divenne via via più diffusa,cite-ref-5-18-1[18] culminando nel 1999 con la pubblicazione di mwarsA Test of Time da parte dello stesso Manning, in cui la data dell'eruzione minoica (e dunque la fine del periodo TM IA) veniva datata attorno al 1600 a.C.cite-ref-19[19]
Da allora la maggioranza degli studi scientifici ha riconfermato la cronologia alta (ponendo la data dell'eruzione attorno al 1600 a.C.), mentre molti studi archeologici hanno confermato i sincronismi alla base della cronologia bassa (dunque datando l'eruzione attorno al 1510 a.C.): questa mwaseimpasse, riassunta da mwasiManfred Bietak (sostenitore della cronologia tradizionale) come "scienza vs. archeologia",cite-ref-20[20] è ancora oggi in corso, e potrà essere risolta solo con una rianalisi delle fonti esterne (ad esempio le mwascliste reali egizie) o con un influsso di nuovi dati scientifici a favore della cronologia bassa.cite-ref-21[21] Le due cronologie alternative vengono spesso usate insieme, ma le pubblicazioni manualistiche e di sintesi tendono a prediligere quella alta.cite-ref-2-2-4[2]cite-ref-1-3-4[3]
Storia
Origini e precursori (c. 2000-1750 a.C.)
Prima della nascita della civiltà micenea la Grecia continentale non presenta istituzioni statali né civiltà avanzate.cite-ref-22[22] Ciò non significa che non esistano tracce di amministrazione e di stratificazione sociale, come ad esempio le mwatsCorridor Houses della cultura di Korakou (Antico Elladico II).cite-ref-23[23] Questo periodo di relativa prosperità si chiuse con una serie di distruzioni a lungo ritenute prova di invasioni o migrazioni su larga scala, ma forse dovute a cambiamenti climatici improvvisi.cite-ref-24[24]
I Micenei parlavano una lingua indoeuropea ed è dunque impossibile che fossero interamente autoctoni. Correlare le tracce archeologiche alla lingua e all'etnia di una popolazione, però, è estremamente difficile, per cui non si è ancora certi circa la data di arrivo delle prime popolazioni parlanti mwauuproto-greco in Grecia.cite-ref-8-25-0[25] La prima, diffusissima teoria a tal proposito faceva coincidere l'arrivo di tali popolazioni con l'inizio della civiltà micenea (datandolo dunque al ME III-TE I), ma nel tempo è stata progressivamente abbandonata con la scoperta di significativi elementi di continuità tra il ME e il TE.cite-ref-9-26-0[26] Ad oggi la tesi più condivisa posiziona l'arrivo dei primi indoeuropei nell'AE III (vedendoli come la causa delle distruzioni in quel periodo),cite-ref-8-25-1[25]cite-ref-27[27] ma anche questa è stata messa in dubbio da analisi approfondite dei supposti elementi "nuovi" introdotti in questa transizione.cite-ref-9-26-1[26]
Un vero consenso non è ancora stato raggiunto e molti studiosi hanno formulato ipotesi alternative.cite-ref-8-25-2[25] Cosmopoulos posiziona l'"arrivo dei Greci" tra la mwav8fine del Neolitico e l'inizio dell'Età del bronzo,cite-ref-28[28] mentre Coleman ipotizza un primo "sostrato linguistico pre-greco" (ma sempre indoeuropeo) giunto in Grecia nel Neolitico Finale e data l'arrivo dei parlanti del proto-greco vero e proprio all'inizio dell'Età del bronzo (c. 3100 a.C.).cite-ref-29[29] Altri studi recenti posizionano l'arrivo degli indoeuropei in Grecia all'inizio del Neolitico sulla base di studi genetici e nuove teorie circa la mwawgdiffusione dell'agricoltura.cite-ref-30[30]
Quel che è certo è che a partire dal ME II si verifica una progressiva crescita nella mwaw4stratificazione sociale, sintomo di una maggiore organizzazione politica e dell'ascesa di nuove élite.cite-ref-10-31-0[31] Gli esempi più chiari sono le ricche tombe nobiliari, come quelle rinvenute a Kolonna (mwaxmEgina) e in mwaxqBeozia, dove ha particolare peso la presentazione del defunto come cacciatore valoroso.cite-ref-9-26-2[26]cite-ref-10-31-1[31] Mentre alcuni di questi insediamenti in crescita erano in contatto con la mwax0Creta minoica, ciò non vale per tutti: la civiltà micenea emerse in maniera indipendente e diffusa su gran parte del mwax4Peloponneso e della mwax8Grecia centrale.cite-ref-9-26-3[26]cite-ref-10-31-2[31]
Paleogenetica dei Micenei
Uno studio archeogenetico del 2017 dell'mwaysUniversità di Harvard sul mwaywDNA autosomico di resti ossei di individui micenei e minoici pubblicato sulla rivista mway0Nature ha concluso che i Micenei e i mway4Minoici erano geneticamente correlati, e che entrambi sono strettamente correlati, ma non identici, alle moderne popolazioni greche. Lo stesso studio ha anche affermato che almeno tre quarti del mway8genoma (~62-86%) sia dei Micenei che dei Minoici proveniva dai mwazaprimi agricoltori del mwazeNeolitico (ENF) che vivevano in mwaziAnatolia occidentale e nel mwazmMar Egeo, mentre la maggior parte del resto del DNA (~9-32%) proveniva da mwazqantiche popolazioni legate a quelle del mwazuCaucaso e mwazyIran (CHG). I Micenei sono risultati differenti dai Minoici solo in una porzione minore di DNA (~4-16%) riconducibile ai mwazccacciatori-raccoglitori dell'Europa orientale (EHG) e della mwazgSiberia, assente nei Minoici, e introdotta attraverso la migrazione di una popolazione della mwazksteppa pontico-caspica o dell'Armenia e che, si presume, parlasse la mwazolingua proto-greca.cite-ref-lazaridismittnik2017-32-0[32]cite-ref-33[33]
Altri studi da allora hanno dato risultati simili, confermando che il genoma tipico dei Micenei sembra derivare dalla mescolanza di una popolazione indoeuropee delle steppe con una simile ai Minoici.cite-ref-34[34] Mentre in Grecia continentale ci sono significative variazioni nella consistenza di questa componente esogena, a Creta il genoma delle steppe è interamente assente fino al XV secolo a.C., quando sembra essere stato introdotto con la conquista micenea dell'isola.cite-ref-35[35]
Periodo Prepalaziale o delle Tombe a Fossa (c. 1750-1475 a.C.)
Tra ME III e TE I nel mwaa4Peloponneso e nella mwaa8Grecia centrale si verificano significativi cambiamenti, il più significativo dei quali è un marcato mwabaaumento demografico. La conseguente moltiplicazione e ridisposizione degli insediamenti vede affermarsi i centri di potere che daranno origine ai regni micenei.cite-ref-9-26-4[26] In mwabuArgolide, ad esempio, la città di mwabyMicene fiorisce con un nuovo gruppo dirigente mentre mwabcLerna viene abbandonata e mwabgArgo subisce un netto ridimensionamento.cite-ref-10-31-3[31] Queste nuove élite sembrano essere più ricettive dell'influenza minoica, adottando gradualmente elementi della cultura materiale cretese tanto che la mwab0ceramica micenea TE I è sostanzialmente una variante continentale della mwab4ceramica minoica contemporanea.cite-ref-11-36-0[36]
Di certo la caratteristica centrale di questo periodo è il fenomeno delle mwacqtombe a fossa, esemplificato su scala monumentale dal mwacuCircolo B (ME III-TE I, c. 1750-1650 a.C.) e dal mwacyCircolo A (TE I, c. 1690-1620 a.C.) di mwaccMicene.cite-ref-11-36-1[36] Dai ritrovamenti nelle tombe a fossa appare evidente che i nuovi gruppi aristocratici traessero parte del loro potere e della loro legittimazione dal controllo dei commerci con i mwacwBalcani, primo tra tutti quello dell'mwac0oro (elemento che spiega la presenza di circa 15 kg d'oro sotto forma di manufatti vari nel Circolo A).cite-ref-10-31-4[31] Tra la fine del Periodo delle Tombe a Fossa e l'inizio del Protopalaziale, nel TE II, gran parte dei siti dei futuri palazzi micenei ospitano già qualche forma di edificio aristocratico o amministrativo.cite-ref-9-26-5[26]
Periodo Protopalaziale (c. 1475-1390 a.C.)
A partire dal TE IIB si assiste ad un rafforzo decisivo delle realtà politiche ed economiche in mwadgArgolide e in mwadkMessenia, ma anche ad un'espansione dell'area culturale micenea verso nuove aree come l'mwadoEtolia e la mwadsIonia (ad esempio la città di mwadwMileto). Aumentano i casi di sepolture aristocratiche (come la mwad0tholos di Vaphio in mwad4Laconia) e le tracce di edifici amministrativi (come le mwad8Chief Mansions diffuse nel mwaeaPeloponneso).cite-ref-12-37-0[37] Nel TE IIIA:1 il piano tradizionale del palazzo con al centro il mwaeumwaeymegaron fa la sua prima comparsa nel palazzo di mwaecTirinto in mwaegArgolide: negli anni successivi verrà progressivamente adottato nel resto del mondo miceneo tramite il meccanismo della mwaekpeer polity interaction ("interazione tra entità politiche paritarie").cite-ref-9-26-6[26] La maggiore potenza delle aristocrazie micenee si tradusse in un incremento nei contatti con il mwae4Mediterraneo orientale, specialmente l'mwae8isola di Cipro, e con l'mwafaItalia, dove mwafeLipari e mwafiTaranto erano regolarmente visitate da mercanti micenei.cite-ref-38[38]
Sempre durante il TE IIB si segnala l'arrivo di élite micenee a mwafgCnosso.cite-ref-39[39] Il palazzo di Cnosso era probabilmente il centro amministrativo della mwaf0Creta micenea, e si possono notare importazioni continentali in molti aspetti della mwaf4cultura materiale cretese.cite-ref-40[40] Nonostante non ci siano tracce di scrittura nella Grecia continentale nel Periodo Protopalaziale, è probabile che sia stato durante questa fase che la forma di scrittura minoica chiamata mwagmLineare A (finora non ancora decifrata) fu adattata dai micenei a un'mwagqarcaica forma di greco andando a creare la scrittura mwaguLineare B (decifrata da mwagyVentris e mwagcChadwick nel 1952).cite-ref-12-37-1[37]
Periodo Palaziale (c. 1390-1195 a.C.)
Durante il periodo TEIIIA:2, i re di mwahqAhhiyawa cominciarono ad attirare l'attenzione degli Ittiti, possibilmente in quanto sovrani degli Stati “achei”. Nel TEIIIB, essi ascesero fin quasi allo status dei grandi re di mwahuEgitto e mwahyAssiria. I Micenei conquistarono pure le isole di mwahcRodi, Creta e mwahgCipro. Ancora più vaste furono le lotte per i commerci, che servivano per reperire mwahkmetalli. Esse furono dirette in mwahoSpagna, nel continente mwahseuropeo, in Oriente. Ceramiche micenee furono ritrovate anche in mwahwItalia, dove nel meridione i mercanti micenei fondarono basi commerciali (vedi mwah0Thapsos). Similmente nel mwah4Lazio meridionale (mwah8Alatri, mwaiaArpino) si ritrovano esempi di architettura straordinariamente simili a quelli della cultura micenea.
Periodo Post-palaziale (c. 1195-1050 a.C.)
Il termine “submiceneo” fu introdotto nel 1934 da T. C. Skeatcite-ref-41[41]. L'opinione attuale vede questo stile come uno stadio intermedio tra il tardo miceneo e il seguente periodo proto-geometricocite-ref-42[42]. Arne Furumark lo ha chiamato TEIIIC:2 nella sua opera sulla classificazione e analisi delle ceramiche micenee. Queste ceramiche sono note in particolare per i cimiteri di mwaisCeramico ad mwaiwAtene e per i siti dell'mwai0isola di Salamina nel mwai4Golfo Saronico, di mwai8Skoubris in mwajaEubea nonché per i mercati di Atene, mwajeTirinto e mwajiMicene.
Il declino di questa civiltà avvenne, probabilmente, attorno al mwajq1200 a.C. (inizio del mwajumwajyMedioevo ellenico) per cause che oggi non siamo in grado di definire con sicurezza. Si sono fatte numerose teorie in base alle testimonianze ritrovate negli scavi archeologici. La più tradizionale è l'mwajcinvasione dei Dori, un mwajgpopolo indoeuropeo proveniente, secondo alcuni, dal nord della mwajkpenisola balcanica, nonostante probabilmente fossero già presenti nel Peloponneso in posizione marginale, dato il mwajodialetto omonimo. Inoltre per i greci classici i dori venivano dalla Doride, una regione tra il Parnaso, la Tessaglia e il golfo di Corinto, a nord del Peloponneso, ma essenzialmente greca, marginale e periferica in epoca micenea, ma non eccessivamente distante. Tuttavia con il ritrovamento di alcune tavolette a mwajsPilo, scritte in mwajwLineare B e giunte a noi proprio perché cotte durante un incendio al palazzo reale, si prospetta un'invasione dal mare e vi si descrivono affannosi preparativi militari per salvaguardare le coste da un pericolo imminente. Essendo stata in quel periodo distrutta la civiltà mwaj0ittita e messa in difficoltà quella mwaj4egiziana dai mwaj8Popoli del Mare, si è pensato che questi fossero gli invasori. Altri studiosi sostengono che il declino della civiltà micenea sarebbe stato provocato da ben più prosaici fattori di carattere economico e demografico o addirittura climatico. Il suo splendore e la sua magnifica cultura sono, però, rimaste un modello perenne per la mwakaciviltà greca.
Struttura politica e amministrazione
L'organizzazione sociale dei Micenei era basata (almeno fino al collasso dei palazzi) sulla centralizzazione, la mwakmburocratizzazione e la ridistribuzione. La società era organizzata mwakqgerarchicamente; al vertice stava (di norma) il mwakure, detto mwakymwakcwanax, (o più spesso mwakgwa-na-ka 𐀷𐀙𐀏 in lineare-B, da cui il greco ἄναξ, -κτος, ὁ), seguito dal mwakklawaghetas (𐀨𐀷𐀐𐀲, da cui il greco λᾱγέτης, ου, ὁ) che comandava l'mwakoesercito. Veniva poi l'alta mwaksaristocrazia, divisa in mwakwheros (dotati di carri in battaglia) ed mwak0hequetascite-ref-43[43] e i mwalisacerdoti. Le campagne o mwalmdemi erano amministrate dai mwalqqasirewes (𐀣𐀯𐀩𐀄 qasireu, da cui il mwalugreco βᾰσῐλεύς, -έως, ὁ), che assegnavano le terre al villaggio e riscuotevano tributi. Al gradino più basso, infine, vi erano i mwalydoeroi (𐀈𐀁𐀫 doero, da cui il greco δοῦλος/δῶλος, -ου, ὁ) o mwalcschiavi.
Al mwal4wanax e al mwal8lawaghetas spettava il mwamamwametemenos (te-me-no 𐀳𐀕𐀜 in lineare-B, da cui il greco τέμενος, -ους, τό), che corrispondeva a un lotto di terreno tratto dalla confisca effettuata nel territorio sottomesso. Il resto della terra veniva dato ai grandi dignitari, dietro pagamento di un tributo. A loro volta i grandi dignitari e il tempio affidavano le terre a dei funzionari minori. Queste terre venivano donate agli aristocratici per i servizi prestati in battaglia, chi riceveva queste terre non poteva né venderle e né tantomeno trasmetterle per via ereditaria. I templi possedevano ampie estensioni di terra.
Appare probabile che la società micenea avesse situazioni di diarchia (per altro una forma di monarchia molto diffusa anche nella Grecia arcaica e classica) o anche di centri di potere multiplo, in cui un mwammwanax (contemporaneamente re, sacerdote e figura sacra di carattere teocratico) veniva affiancato (o addirittura trasformato in un fantoccio cerimoniale) da un mwamqlawaghetas, che assumeva un ruolo simile a uno mwamushogun, mentre sacerdoti e sacerdotesse potevano avere un potere (e una ricchezza) paragonabili o addirittura superiori a quelli della nobiltà maggiore. Molti centri di potere micenei, come mwamyPilo e mwamcTirinto, hanno un palazzo "doppio", in cui esistono due mwamgmwamkmégara (uno in genere più grande e lussuoso del primo), che dimostrerebbero come nella capitale coesistessero due diversi edifici monumentali polifunzionali politico/religiosi.cite-ref-44[44] Inoltre alcuni regni, come Pilo, avrebbero due distinte capitali (Pilo e l'ancora non rinvenuta città di mwam4Pisa in mwam8Elide), mente molti regni erano divisi in più parti. Frequenti potrebbero essere state le lotte di potere interne tra i centri di potere concorrenti, come adombrato dalla situazione di quasi guerra civile di molti miti greci, o agli sforzi di molti sovrani (mwanawanax opposti a mwanelawaghetas?) in quegli stessi miti per limitare degli ingombranti capi militari (le 12 fatiche di mwaniErcole, mwanmGiasone che deve andare alla ricerca del mwanqvello d'oro, ecc.). Un possible esempio di mwanuguerra civile intestina al regno miceneo di Creta potrebbe essere una delle cause della distruzione e ricostruzione del palazzo intorno al 1380/1340 a.C., anche se la sede principale del potere politico (forse proprio per questo) fino al collasso del regno (attorno o dopo al 1190 a.C.) si sarebbe spostata a mwanyCidonia.
Nella mwangmitologia greca le dinastie antiche sono spesso attraversate da sanguinose guerre civili (il caso di Micene con le lotte tra mwankAtreo e il fratello mwanoTieste e le due dinastie rivali che da loro derivavano, oppure quella di mwansTebe in cui continue sono le lotte tra congiunti), la guerra intestina non doveva essere sconosciuta ai Micenei, le cospicue fortificazioni che caratterizzano la maggior parte delle città micenee vanno probabilmente interpretate anche come una necessità di difendersi non da invasori esterni, ma da regni vicini e famiglie rivali, o membri della propria stessa famiglia ribelli. Un'altra costante della mitologia greca, dai miti di mwanwCadmo ed mwan0Armonia fino ad mwan4Achille, passando per l'apoteosi in cielo di Ercole divenuto divinità, è la parentela che si attribuiva a questi antichi Re con le divinità, fino ad arrivare alla conservazione di un culto, con uno specifico tipo di sacrificio, per questi sovrani divenuti oramai eroi. Questo mwan8sacrificio detto in età classica mwaoaenagisma (e diverso dal mwaoethysia che si rende agli dei) ha sicuramente un antecedente miceneo (il tipo di altare proprio dellmwaoi'mwaomenagisma, lmwaoq'mwaoueschara è archeologicamente attestato già in età micenea) fa supporre che il sovrano defunto fosse oggetto di culto e che i sovrani governassero con un certo grado di mwaoyteocrazia.cite-ref-45[45] Questo modello non è sconosciuto in medio e vicino oriente, oltre che in mwaosEgitto, dove i sovrani spesso si consideravano figli o parenti degli dei, e si consideravano da questi guidati e protetti.
Sempre con un ruolo apicale negli archivi di mwao0Pilos si trova un'altra figura, lmwao4'mwao8e-ke-rja-wo, o mwapaEnkhelyawon (presente anche come mwapeekerpawon e mwapiekeryawon probabilmente traducibile con "colui che detiene"), titolo di difficile interpretazione (presente anche in frammenti di altri archivi), era però la persona forse più ricca del regno (sua risulta la proprietà agricola più grande tra quante sono individuabili nei resti dell'archivio), o quantomeno ricca in modo paragonabile al mwapmwanax. Disponeva inoltre di una nave privata da 40 vogatori (o comandava 40 vogatori), viene inoltre elencato come primo sia nelle donazioni al tempio di mwapqPoseidone, sia nelle distribuzioni palatine di olio e incensi profumati, superando in entrambi i casi il sovrano. Potrebbe essere un Re sottomesso al mwapudurex, oppure un principe ereditario, ma si è ipotizzato anche un ruolo sacerdotale o militare (ammiraglio?), o, dall'etimologia del nome, primo ministro, detentore del vero potere politico.cite-ref-46[46]
Sistema economico
Il controllo e l'organizzazione delle attività veniva fatto attraverso la burocrazia capillare. Il palazzo controllava la riscossione di tributi, distribuiva le materie prime. L'mwapwagricoltura era solo una delle attività svolte dai Micenei: vi erano l'allevamento mwap0ovino, la produzione di tessuti di mwap4lana, svolti dai mwap8doeloi, l'mwaqaoreficeria, la mwaqemetallurgia, la produzione di mwaqiolio e profumi, svolta invece dai membri del mwaqmdamos (da cui il greco mwaqqdemos, popolo), i quali svolgevano attività specialistiche. Grazie a questa organizzazione, i Micenei accumularono molta ricchezza, che veniva ridistribuita agli individui che ne facevano parte.
Ciò che più colpisce è che tutto questo fosse organizzato dal palazzo, sede di stato. Qui i migliori artigiani appaltavano dal re incarichi a fine bellico, quale la costruzione di armi sontuose e molto costose, adorne dei più preziosi materiali. Erano gli stessi palazzi ad organizzare spedizioni d'oltremare, visto il bisogno di importare materiali di cui la terra ellenica è povera, in cambio di materiali caratteristici di quelle terre.
Geografia politica
Per lungo tempo Micene è stata ritenuta una sorta di capitale della Grecia dell'epoca, mentre al giorno d'oggi si tende a considerarla alla stregua degli altri regni continentali greci e cretesi, spesso in lotta tra loro ma sostanzialmente autonomi.cite-ref-47[47]cite-ref-cultraro3-48-0[48] Mentre Micene è di certo la più sensazionale delle cittadelle micenee, ad esempio, mwaraTebe è l'unica città menzionata direttamente in tutti gli archivi (mwareCnosso, Pilo, Micene e la stessa Tebe):cite-ref-cultraro3-48-1[48] sembra quindi che abbia esercitato un ruolo politico molto importante, come peraltro traspare anche dal fatto di essere al centro di numerosi e fondanti miti panellenici (fondata da mwaryCadmo che fa conoscere la scrittura agli uomini; luogo di nascita di mwarcEracle, mwargDioniso e mwarkDemetra; fulcro del mwaroCiclo Tebano).
Società e religione
Società
La struttura sociale indeuropea, da cui deriverebbe anche quella ellenica, era trifunzionale (guerrieri, sacerdoti, lavoratori, con il potere politico in genere associato alla funzione militare), mentre quella preindeuropea ellenica sembra più sfumata, forse quadrifunzionale (guerrieri, sacerdoti, lavoratori agricoli, lavoratori artigianali e mercanti, con marinai, pastori e altre professioni ibride) con il re-sacerdote a capo (come spesso nelle società del medio e vicino oriente). mwasmAristotele racconta che gli mwasqAteniesi arcaici, discendenti dei Pelasagi (ma qui si sottolinea come questo aspetto derivi dalla mancanza di rapporti con i mwasuDori), erano divisi in quattro tribù (ma parrebbero più caste): sacerdoti, guerrieri, operai, contadini, a imitazione delle quattro stagioni, ogni tribù era divisa a sua volta in tre parti (da cui si derivarono le originarie trittie e mwasyfratrie), e queste 12 suddivisioni rappresentavano sulla terra i 12 mesi dell'anno.cite-ref-49[49] I documenti in Lineare-B pervenuti, sia pure in modo frammentario (gli archivi di Pilo sono quelli più completi, ma sembrerebbero rispecchiare un quadro generale diffuso in buona parte del mondo miceneo), ci permettono di riconoscere la presenza di un ceto contadino libero, che ha delle terre in proprietà o usufrutto (mwassda-mo), vessato fiscalmente dal palazzo, obbligato a decime religiose, controllato da funzionari di palazzo (come il mwaswda-mo-ko-ro), esattori delle imposte e nobili di provincia. Particolarmente importanti potrebbero essere i mwas0qa-si-re-we, una piccola nobiltà ereditaria a capo delle comunità periferiche, che gestiva il potere (almeno a Pilo) con la collaborazione di una mwas4ke-ro-si-ja di anziani e preminenti contadini liberi (si noti la somiglianza con mwas8Basileius e mwataGherusia in greco classico).cite-ref-50[50] Inoltre la popolazione era in parte mobile, non solo perché una buona quantità di schiavi giungeva da lontano (anche da fuori: Egeo, Balcani, Anatolia, Levante, forse Sicilia...), ma perché i documenti in mwatulineare-B dividono spesso la popolazione (soprattutto negli archivi di Pilo che sono i meglio conosciuti) in mwatyki-ti-ta (residenti, nativi), mwatcme-ta-ki-ti-ta (residenti figli di immigrati), e mwatgpo-si-ke-te-re (immigrati).cite-ref-51[51] I territori agricoli sono divisi in provincie (due per Pilo) controllati da un mwat0da-mo-ko-ro, e a loro volta divisi in distretti (9 e 7 nelle due provincie del regno di Pilo), governati da un mwat4ko-re-te che coordina i mwat8qa-si-re-we. Il primo dovere dei contadini liberi (e dei ricchi proprietari che vivevano in città) era il pagamento di un mwauaka-ma al palazzo, una prestazione fiscale in natura assimilabile forse ad un onere mwaueenfiteutico medioevale, forse ad una gabella sul godimento della terra; l'mwauiusufruttuario di un terreno è spesso definito mwaumte-re-ta (e mwauqki-ti-me-na la terra che gestisce), un termine che ricorda semanticamente un'obbligazione verso il palazzo, e che può essere interpretato sia come un dovere fiscale verso la corte, sia come un titolo nobiliare, una sorta di piccola baronia feudale ricompensata in terreni dal re. Un'altra obbligazione delle comunità agricole verso il palazzo era la mwauua-ma, testimoniata dagli archivi micenei di mwauyCnosso, questa tassa in natura (soprattutto in grano, cereali e lino), probabilmente era collegata ad un servizio che il palazzo faceva ai suoi sudditi: per esempio il prestito dei buoi per l'aratura, la messa in opera di canalizzazione idrauliche per l'irrigazione (che in alcune zone della Grecia furono molto estese in età micenea), il prestito di sementi ecc, a Cnosso appare probabile che queste tasse fossero raccolte da alcuni collettori individuati dal palazzo.cite-ref-52[52] Due altri funzionari di nomina palatina che controllavano il territorio, con funzioni probabilmente sia civili che militari, sono il mwausko-re-te (mwauwkoreter, "governatore"), e il mwau0po-ro-ko-re-te (mwau4prokoreter, "deputato", ma più probabilmente "ispettore, controllore"), più probabilmente fiscali sono le funzioni del mwau8akero (messaggero?) e del mwavakaruka (araldo), mwaveesareu (rettore fiscale?), mwaviwateu (addetto alla stima delle imposte agricole?).
Nella città si concentrava il grosso della nobiltà, nota come mwavgeqeta ("compagni" o "seguaci"), probabilmente mantenuta in parte dal palazzo stesso, in parte ricompensata con terre e entrate, in cambio di un servizio di carattere civile e militare. A Pilo ognuno di loro disponeva di almeno un carro, e serviva sotto il comando di un "ispettore" mwavkereuter (traducibile anche come capitano o tenente-capo plotone), a sua volta controllato da un ufficiale superiore mwavomen-ua (capo guarnigione). Quest'ultimo comandava anche la fanteria che era di tre tipi: mwavspediyewe (pedoni, fanti professionisti, probabilmente nobili privi di cavalli mwavwtereta, o comunque cittadini), i mwav0kurewe (letteralmente uomini di cuoio, reclutati nel contado, hanno l'esenzione da diverse tasse, e probabilmente avevano armature di cuoio) e i mwav4kekide (letteralmente "della spoletta da lino", interpretabile sia come armati con armature di lino, sia come pratici del maneggio delle vele di lino e quindi marinai, anche loro disponevano dell'esenzione di alcune tasse). Gli ufficiali superiori erano sovente reclutati nelle famiglie dell'alta nobiltà detta mwav8rawaketa (titolo che solitamente viene tradotto come duca, così come gli mwawaeqeta sono detti conti e i mwawetereta sono detti baroni). Si accompagnavano in città alla numerosa burocrazia, spesso (se non sempre) di famiglia nobiliare e specializzata in numerosi uffici, con una gerarchia interna al cui vertice stavano i mwawiqwasirewiote, termine che potremmo tradurre come ministri.
In città, ma anche in alcuni centri agricoli, vivevano anche gli artigiani e i mercanti. Particolarmente importanti erano i fabbri, in parte dipendenti del palazzo (che ne curava anche i rifornimenti di materie prime e che era uno dei principali consumatori di metalli), in parte indipendenti e persino itineranti (e anche stranieri, con maestranze che si muovevano anche su lunghissime distanze per il mwawqMediterraneo), gli armaioli (mwawuetodomo) erano distinti dagli altri fabbri (mwawykakeu). Negli archivi di Pilo verso il 1220 a.C. un terzo circa dei 400 fabbri e armaioli censiti nel regno ha nomi stranieri, erano tutti dipendenti in qualche modo del palazzo (anche se alcuni erano mwawctarasiya, ovvero riforniti di metallo e combustibile dal palazzo, altri erano mwawgatarasiya, e dovevano procurarsi la materia prima indipendentemente, ma vennero in via del tutto eccezionale riforniti per preparare il regno alla guerra pochi giorni prima dell'incendio che distrusse il palazzo), ma erano uomini liberi, con apprendisti al loro servizio e possedevano abbastanza spesso anche degli schiavi. Un discorso simile riguarda anche i numerosi orafi. Numerosissimi erano i vasai (mwawkkeramewe), anche in questo caso esistono sia vasai che appaiono come dipendenti (liberi o meno) del palazzo, sia vasai indipendenti, in parte erano artigiani che producevano prodotti per il piccolo consumo rurale (stile "mwawobarbarian ware", comune anche in mwawsAnatolia, inclusa mwawwTroia, e nei mwaw0Balcani), in parte producevano opere per il consumo palatino e per l'esportazione (sono noti almeno 30 modelli diversi di vaso miceneo), anche a grande distanza. Alcuni sembrerebbero ricchi, con apprendisti e schiavi, altri invece sembrerebbero maestri ma schiavi del re. Il palazzo poi dava lavoro a numerosi pittori, probabilmente in parte itineranti, ebanisti, intagliatori d'avorio, falegnami specializzati nella produzione di troni (mwaw4toronowoko), carri, navi, e soprattutto gli operai tessili. I regni Micenei esportavano e producevano grandi quantità di lana, con i relativi coloranti, oltre a lino, quindi gli operai tessili (o meglio le operaie, visto che il lavoro, specie per il lino, sembra riservato al genere femminile), si trattava sia di schiave che di donne libere, pagate in pane, fichi e vino, e che spesso risiedevano nel palazzo stesso. Più lontani e in periferia vivevano invece frollatori, tintori e conciatori di pelli, oltre ai prestigiosi mwaw8aleiphazooi (bollitori di unguenti) ovvero i produttori di profumi e cosmetici, un altro prodotto che, soprattutto da Creta (e Rodi), i re Micenei esportavano anche a lunga distanza.cite-ref-53[53] Tutte queste figure, e in particolar modo gli sfuggenti mercanti, contribuivano a rendere le città micenee socialmente variegate, con una forte concentrazione di nobili di secondo piano e di artigiani che dovevano risiedere ai margini della cittadella, anche se la presenza del palazzo, della sua burocrazia, e del re-sacro doveva essere molto sensibile.
Religione
Poco o niente è possibile dire sulle credenze religiose micenee. Degli dei è nota unicamente una serie di nomi, somiglianti con quelli degli dei greci di quattro secoli dopo; sconosciute sono invece le caratteristiche associate alle singole divinità.
I Micenei sono debitori dei Minoici di buona parte del loro patrimonio culturale, ciò si evidenzia a partire dai corredi funebri comprensivi delle maschere d'orocite-ref-54[54] fino alla scrittura: la mwax8Lineare A precedentemente usata per una lingua non greca viene ora, con la mwayaLineare B adattata per rappresentare parole grechecite-ref-55[55]. Non mancano però le differenze, sia nei nomi che nei ruoli, delle divinità elencate negli archivi in lineare B (che riguardano anche le donazioni e i sacrifici). mwayuPoseidone sembra, infatti, più importante di mwayyZeus, e divinità legata (come anche in epoca classica) a cavalli e terremoti, piuttosto che divinità marina; vi è invece mwaycProteo, una divinità marina che forse ne prende il posto (venerato anche in epoca classica, ma non come signore del mare). Manca completamente mwaygApollo (che potrebbe essere una divinità asiatica, non a caso nellmwayk'mwayoIliade è un protettore dei troiani), mwaysPaean non è un epiteto di Apollo, ma un dio autonomo. mwaywAres e mway0Enyalius sono due divinità distinte, mentre il secondo diventerà un epiteto del primo durante l'età classica. mway4Drimios e mway8Marineus sono divinità, la prima figlia di Zeus, che non rimangono nella religione classica e di cui conosciamo solo il nome.
Accanto alle divinità maschili si pongono numerose divinità femminili a volte vicine agli stessi dèi: Zeus con Diwija, Poseidone con Posidaeja. Molte di queste dèe portano il titolo di mwazePótnia (Signora), a mwaziPilo si venera una mwazmMatere teja (Madre divina, Madre degli dèi)cite-ref-burkert128-56-0[56]. Sempre a Pilo ma anche a mwazgKydonia si venera mwazkDioniso (Diwonuso), in quest'ultima località riceve offerte di miele nel tempio di Zeuscite-ref-burkert128-56-1[56]. Nel XV secolo nel tempio di mwaz4Ceo le danzatrici aspettano la mwaz8ierofania di Dioniso. Ma se nella Cnosso minoica, dove vige il primato dell'elemento femminile, prevalgono le sacerdotesse, nelle località micenee come Pilo vi sono più spesso dei sacerdoti (mwa0aijereu)cite-ref-burkert128-56-2[56]. mwa0uAtena è ben attestata come A-ta-na po-ti-ni-ja (Atena potnia nell'età classica), viceversa altri nomi come mwa0yPotnia Hippeia sono forse riconducibili all'Atena greca, oppure divinità che Atena nel corso del tempo ha assorbito nel suo culto. mwa0cPersefone e mwa0gDemetra sono sovente indicate come "le due regine", o con epiteti (in parte noti anche in età classica, in parte, come signora del grano, riconducibili a queste divinità, anche se a livello quasi speculativo), Persefone forse corrisponde anche a mwa0kPereswa, la dea colomba. mwa0oEileithyia (poi mwa0sIlizia), una divinità del parto, era molto più venerata nella Grecia micenea e segnatamente a Cnosso di quanto non fosse nella Grecia classica, ma a Creta il suo culto rimase importante fino all'età ellenistica. Poseidone è sposato con mwa0wPosidaeia, divinità assente in seguito.
Sphagianeia, Qorasia, Doqeia, Diwia, Qowia, Komawenteia, Pipituna, sono divinità femminili sconosciute, di cui è possibile (ma a livello quasi speculativo) trovare paragoni in divinità della Grecia classica, o dell'Anatolia, mentre Manasa è omonima alla divinità Indù dei serpenti, e quindi è, presumibilmente, una divinità indoeuropea, come alcune di queste divinità sconosciute, che mantengono nomi indoeuropei, mentre altre (e in particolare Pipituna) sono state collegate ad una possibile divinità minoica, ovvero con la classica Britormartis-Dyktynna, a sua volta caduta in omonimia con mwa04Artemide durante l'ellenismo.
mwa1aQuorasia è invece stata collegata con mwa1eTiresia, l'indovino semidio presente in diversi miti greci, che per sette anni (secondo alcuni di questi miti) fu donna.
mwa1mIphimedeia più che una semi-divinità, come durante la Grecia classica, sembra riferirsi ad una divinità, sia pure meno importante di altre. Forse mwa1qDioniso era sposato con Arianna, una divinità, e non una mortale semi-divina, come nel mito classico.
Mancano riferimenti ad mwa1yEstia (la divinità del focolare domestico, protettrice della famiglia e della patria, equivalente alla mwa1cVesta romana), ma, presumibilmente, a questa divinità (che dovrebbe essere presente nel panteon miceneo a logica) si sacrificava una parte di ogni sacrificio, come accadeva in seguito, e quindi non lascia tracce negli archivi in lineare B.
L'organizzazione religiosa micenea è legata al palazzo reale e al potere politico che esso esprime. Il re del palazzo viene indicato con il nome di mwa1kwanáka (in mwa1olineare B: 𐀷𐀙𐀏) o mwa1smwa1wwanax: era sia re sia capo religioso che dirigeva le offerte e i riti. La figura del mwa10wanax era vista come quella di un intermediario tra il mondo umano e quello degli dei, in grado di impetrare la benevolenza. Proprio per questo ruolo religioso così importante, riusciva ad essere più notevole del mwa14lawaghetas e degli altri sacerdoti. Dai testi appare la presenza di un rapporto dare-avere del palazzo, e quindi del re, con la divinità a cui si inviano doni in cambio di protezione, doni che non si esclude essere umani, il che forse suggerisce la presenza anche di sacrifici umani che la religione greca successiva avrebbe relegato nello spazio del mwa18mitocite-ref-57[57].
Inoltre, i riti micenei a volte richiamano quelli propri della religione greca e romana:
«Ci sono feste la cui denominazione corrisponde esattamente al tipo greco successivo di nomi di festività: oltre alla "preparazione del letto"
esisteva anche una festa del "portare il trono qua e là"
a Pilo e una festa del "trasporto del dio",
Theophória
(θεοφορία), a
Cnosso
. Una volta vengono destinate a
Posidone
, o piuttosto ad una sconosciuta divinità
Pere
82
-lo scrivano ha corretto- un bue, una pecora e un maiale
: si prescrive qui un "sacrificio tipo
suovetaurilia
, in seguito diffuso presso Greci e Romani.»
(Walter Burkert. Op.cit., pp. 130-131)
Quindi anche se vi sono «sorprendenti concordanze con i successivi reperti greci» questi ad oggi «convivono con elementi del tutto incomprensibili. La religione greca ha le sue radici nell'epoca minoico-micenea, ma non è equiparabile ad essa»cite-ref-62[62].
Cultura materiale
Benché sia stata fortemente influenzata dalla civiltà minoica, ovvero quella degli abitanti di Creta, la civiltà micenea presenta notevoli differenze dal punto di vista mwa4marchitettonico ed mwa4qartistico.
Arte e artigianato
Il campo più produttivo fu certamente quello dell'mwa4carte orafa. Suggestive sono le grandissime mwa4gmaschere funerarie in mwa4koro massiccio, come quella di Agamennone.
Al pari della civiltà minoica (cretese), quella micenea eccelse anche nella lavorazione della mwa5aceramica. Sono stati, infatti, ritrovati numerose statuine di mwa5eidoli e guerrieri. Di particolare interesse sono, poi, i mwa5ivasi elegantemente dipinti con temi naturalistici, tra i quali il più ricorrente è certamente la mwa5mpiovra.
Architettura
I fastosi mwa5opalazzi cretesi furono sostituiti da costruzioni robuste, circondate da enormi cinte murarie di mwa5sfortificazione, realizzate con una serie di blocchi di mwa5wpietra irregolari e collocate sulla parte elevata della città (mwa50mwa54acropoli). Le maggiori roccaforti si ebbero nelle città di mwa58Micene, mwa6aTirinto, Pilo, mwa6eArgo e mwa6iTebe.
Caratteristico, in questo senso, è certamente il palazzo reale di Tirinto, la cui particolare struttura, impostata essenzialmente sul mwa6qmwa6umégaron, sembra abbia ispirato la forma del mwa6ytempio greco classico. Si tratta infatti di una grande sala al cui centro era disposto un mwa6ccamino e circondata da mwa6gquattro mwa6kcolonne disposte a mwa6oquadrato che sostenevano, probabilmente, il mwa6stetto. L'ambiente era preceduto da due grandi vestiboli, il primo dei quali aperto sul lato anteriore dove erano disposte due grandi colonne.
Pratiche funerarie
L'architettura funeraria prevedeva due tipi di tombe: quelle a fossa costituite da un mwa64pozzo dove vi era la camera sepolcrale, e le tombe a mwa68mwa7athòlos formate da una camera con una pseudo mwa7ecupola, a cui si accedeva attraverso un corridoio chiamato mwa7idromos. Spesso seppellivano pugnali o altri equipaggiamenti militari con il defunto. I nobili erano seppelliti frequentemente con maschere dorate, diademi, armature e armi ingioiellate.
Relazioni esterne
Le merci del periodo TEIIIA:2 furono ritrovate nel mwa7krelitto di Uluburun, ed erano in uso a Mileto prima che mwa7oMuršili II bruciasse la città attorno al 1320 a.C. In quest'epoca, il commercio marittimo era la specialità dei ciprioti e dei mwa7sfenici, quindi la presenza di merci del TE non implica necessariamente la presenza dei Micenei.
Mediterraneo orientale e Vicino Oriente
Achei/ Ahhiyawa
La cosiddetta mwa8amwa8eLettera di Tawagalawa scritta da un re mwa8iittita del XIII secolo a.C. di incerta identificazione (mwa8mMuwatalli II o mwa8qHattušili III) al re di mwa8uAhhiyawa, in cui questi viene trattato come un pari, suggerisce che mwa8yMileto (mwa8cMillawata) fosse sotto il suo controllo, e fa riferimento a un precedente “episodio di mwa8gWilusa” implicante ostilità da parte degli mwa8kAhhiyawa, spalleggiati dal loro agente anatolico mwa8oPiyama-Radu, verso gli Ittiti.cite-ref-63[63] Il termine mwa88mwa9aAhhiyawa è stato così generalmente identificato con gli Achei della mwa9eGuerra di Troia, e la città di mwa9iWilusa con la leggendaria città di mwa9mTroia. Mentre ad oggi è acclarato che il termine mwa9qAhhiyawa si riferisca ad uno stato miceneo, l'identificazione di tale stato rimane dibattuta tra gli studiosi.cite-ref-6-64-0[64]cite-ref-7-65-0[65]
Si menziona nelle fonti mwa94ittite anche il nome di Attarsiya (mwa98Atreo), l'"uomo di mwa-aAhhiya" che alternativamente attaccò e diede supporto al ribelle Madduwatta di Zippasla. Nonostante nessuna prova materiale di tali eventi sia stata trovata in Anatolia occidentale, il termine Ahhiya deve riferirsi a un potente popolo al largo della costa di mwa-eMileto, e i greci sono attualmente considerati l'opzione più valida.cite-ref-6-64-1[64]cite-ref-7-65-1[65]
Danai/ Danaya
Un altro termine omerico associato con i Micenei è Danai, da mwa-0Danao, fratello di Egitto, che regnò su mwa-4Argo e fu antenato dei fondatori di Micene. Un termine simile (mwa-8Denyan o mwa-aDanuna) è presente nelle iscrizioni di mwa-eRamses III associato alla sua vittoria contro alcuni mwa-ipopoli del mare (tra cui i mwa-mPeleset, associati ai mwa-qfilistei e a mwa-uCreta);cite-ref-66[66] ma sono possibili anche altre interpretazioni (il popolo semita di Dan che confluì in quello mwa-oebraico, genti illiriche come i mwa-sDauni, ma ancora più probabilmente come gli abitanti di mwa-wAdana, in mwa-0Cilicia). Con varianti di tale nome compaiono anche in documenti antecedenti, come la lettera trovata ad mwa-4Amarna (metà del mwa-8XIV secolo mwbaaa.C., lettera mwbaen. 151), databile al regno del faraone mwbaiAmenhotep IV.
Nelle liste di Kom el-Heitan, redatte durante il regno di mwbaqAmenhotep III, si menzionano ancora i mwbauti-n3-y (Danai), divisi in molte città, tra cui primeggiano (su piano di parità) mwbayd-y-q-e-i-s (mwbacTebe) e mwbagm-w-k-i-n-u (mwbakMicene), ma in cui grande importanza ha anche il regno di mwbaoCnosso.cite-ref-67[67] Presso di loro sembrerebbe vi fosse stato uno scambio di ambasciatori e a Micene è stato rinvenuto, in effetti, uno scarabeo e diversi frammenti di mwba8faience egizia con il suo mwbbacartiglio reale.cite-ref-68[68] Negli annali di mwbbuThutmose III (ca. 1479-1425 a.C.) invece si fa riferimento all'arrivo di doni e quello che sembrerebbe una missione diplomatica da parte di una popolazione chiamata TNJ ovvero mwbbyTanaju (con suono assimilabile a Danaju), descritta come una monarchia unitaria con un "principe".cite-ref-69[69]cite-ref-70[70] In pratica, oltre ad Achei, anche il termine mwbb8Danai potrebbe essere un termine utilizzato dai contemporanei per definire la civiltà micenea o un suo regno.
Note
cite-note-cultraro1-11. mwbcgmwbckCultraro,mwbco pp. 115-135.
cite-note-4-44. mwbf0mwbf4Bombardieri, Graziadio e Jasink,mwbf8 p. 239.
cite-note-cultraro2-52. mwbgumwbgyCultraro,mwbgc p. 35.
cite-note-1111. ↑ mwbkemwbkiBombardieri, Graziadio e Jasink,mwbkm p. 17.
cite-note-1515. ↑ mwbmmmwbmqBombardieri, Graziadio e Jasink,mwbmu pp. 5-16.
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Bibliografia
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Voci correlate
• mwbsuArchitettura micenea
• mwbscArte minoico-micena
• mwbskCeramica micenea
• mwbssEsercito miceneo
• mwbs0Età del bronzo
• mwbs8Heinrich Schliemann
• mwbteLineare B
• mwbtmMar Egeo
• mwbtuMicene
• mwbtcCronologia elladica
• mwbtkPopoli indoeuropei
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Collegamenti esterni
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